TY  -  JOUR
AU  -  Faravelli, Carlo
AU  -  Paionni, Alessandra
AU  -  Truglia, Elisabetta
AU  -  Ricca, Valdo
T1  -  Epidemiologia, esordio e decorso del disturbo di panico
PY  -  2000
Y1  -  2000-10-01
DO  -  10.1722/2775.28187
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  6
IS  -  4
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/06/11
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2775.28187
N2  -  La prevalenza degli Attacchi di Panico (AP) nella popolazione generale è piuttosto elevata, variando, nei diversi studi, dall'1.8% al 12%. La presenza di AP non è però sufficiente a porre diagnosi di Disturbo di Panico (DP), potendo gli AP essere sporadici e manifestarsi in soggetti psicopatologicamente sani, o verificarsi come manifestazioni aspecifiche nell'ambito di altri disturbi. Tipica del DP è la presenza di AP inaspettati e ricorrenti. Il disturbo è inoltre caratterizzato dalla presenza di altre manifestazioni psicopatologiche: l'ansia anticipatoria è una caratteristica fondamentale; l'agorafobia è  presente nel 50-75% dei casi; frequenti sono pure l'ipocondria e la demoralizzazione secondaria. Il DP è piuttoso frequente: la prevalenza del disturbo nel corso della vita varia nei diversi paesi dallo 0.4 al 3.8%, mentre quella dell'agorafobia senza anamnesi di DP risulta variare nei diversi studi dal 2.08 al 7.8%. Una ricerca epidemiologica condotta nel nostro paese sulla popolazione generale, utilizzando intervistatori clinici esperti nella diagnosi di disturbi d'ansia, ha riportato tassi di prevalenza nel corso della vita dell'ordine dell'1.4% per il DP, dello 0.9% per l'agorafobia con AP e dello 0.5% per l'agorafobia senza AP. L'esordio del disturbo avviene generalmente in giovane età. In realtà l'età di esordio ha una distibuzione bimodale, con una moda precoce tra i 15 e i 24 anni ed una moda tardiva tra i 45 e 54 anni. Le donne sono più colpite degli uomini: nelle indagini epidemiologiche il rapporto tra femmine e maschi va da 1.3 a 5.8. Il DP tende ad avere un decorso cronico, con remissioni e riacutizzazioni. Mentre i primi studi, con un follow-up di 1-2 anni, mostravano tassi di guarigione varianti dal 25 al 72%, studi successivi, con  follow-up più lunghi, hanno evidenziato una completa guarigione solo per il 10-12% dei pazienti. L'esito a lungo termine mostra tuttavia una grande variabilità; il risultato più comune è quello intermedio di un soggetto che non sta molto male ma non è completamente guarito. 
ER  -   
