TY  -  JOUR
AU  -  Curci, Paolo
AU  -  Secchi, Cesare
T1  -  L'atteggiamento psicoterapico: un fondamento per la diagnosi nella pratica psichiatrica
PY  -  2000
Y1  -  2000-07-01
DO  -  10.1722/2774.28183
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  6
IS  -  3
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2774.28183
N2  -  Alla ricerca di qualche abbozzo di "buona teoria per la pratica psichiatrica" viene preso in esame l'atteggiamento psicoterapico, qui inteso come abito mentale, cultura di fondo, prospettiva metodologica, impostazione capillare dell'operatività clinica. Sarebbe grazie a tale funzione della mente che lo psichiatra è in grado di oscillare congruamente tra momento identificativo e momento separativo nell'interazione col paziente: la capacità di immedesimarsi nella sofferenza dell'altro e quindi di distanziarsene quel minimo per poter capire e riflettere. L'atteggiamento psicoterapico rimanda al modello antropologico dell'"appoggio", inerente in diversa misura tutte le professioni di aiuto (nonché ogni relazione umana con un certo grado di spessore e intimità). Oltre a svolgere un ruolo importante in qualsivoglia contesto di cura, in psichiatria l'atteggiamento psicoterapico risulterebbe fondamentale anche nel processo della diagnosi: infatti, esiste un'ampia gamma di espressività psicopatologica (come i disturbi dispercettivi, la Wahn Stimmung, gli stati precoci di depressione vitale, ecc.), che per essere colta richiede un peculiare coinvolgimento del clinico. Nella fattispecie, si fa riferimento al cosiddetto riconoscimento percettivo/tipologico, caratterizzato da un rapidissimo confronto "interno" con il patrimonio di esperienze cliniche e relazionali che si è accumulato nella mente del professionista addestrato e che conduce alla diagnosi per intuizione (il più delle volte corretta).  Un altro esempio, ove è radicalmente implicato il suddescritto atteggiamento psicoterapico, è quello dell'apprezzamento del "contatto", che concerne anch'esso la qualità dell'impressione "olistica" se non della risposta emotiva dello psichiatra. È a partire dal fenomeno esperito nel rapporto medico-paziente che per successivi passaggi inferenziali si giunge alla formulazione diagnostica, ove particolare e generale si influenzano, si adattano e si riaggiustano processualmente.
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