TY  -  JOUR
AU  -  Madaro, Donato
AU  -  Moretti, Leonardo
AU  -  Socci, Cristina
AU  -  Perugi, Giulio
T1  -  Dalla timidezza alla fobia sociale
PY  -  1999
Y1  -  1999-07-01
DO  -  10.1722/2770.28165
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  5
IS  -  3
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/05/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2770.28165
N2  -  La fobia sociale (FS) è caratterizzata dalla paura e dall'evitamento di situazioni nelle quali l'individuo è esposto al giudizio degli altri; il disturbo è relativamente comune, ha spesso un decorso cronico ed invalidante e si associa frequentemente a complicanze quali depressione, abuso di alcol e condotte suicidarie. I rapporti tra FS e timidezza non sono chiari; è verosimile che esista un certo grado di sovrapposizione e che i due termini descrivano diverse gradazioni della medesima condizione. Sembra comunque che le forme cliniche di FS siano distinte dall'ansia sociale fisiologica e dalla timidezza sul piano della gravità delle manifestazioni cliniche, dell'interferenza sul funzionamento sociale e della cronicità del decorso. Le terapie cognitivo-comportamentali sono state tradizionalmente utilizzate nel trattamento della FS con risultati positivi. Negli ultimi anni anche la ricerca clinica sul trattamento farmacologico della FS ha avuto un notevole sviluppo. Sono stati pubblicati diversi studi in aperto ed alcune prove controllate con composti appartenenti a varie classi farmacologiche: i più interessanti sono risultati gli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO) e, più recentemente, gli inibitori selettivi del re-uptake della serotonina (SSRI) e gli inibitori reversibili delle monoaminossidasi (RIMA). I confronti diretti tra terapie cognitivo-comportamentali e trattamenti farmacologici non sono numerosi. Dai dati disponibili è possibile concludere che le prime hanno un'efficacia minore rispetto agli IMAO, ma determinano un adattamento sociale migliore e diminuiscono la possibilità che i soggetti trattati vadano incontro a ricadute. Le terapie cognitivo-comportamentali ed i trattamenti farmacologici possono comunque essere associati e, sebbene non esistano dati sufficienti in proposito, i due tipi di intervento sembrano mostrare un'azione sinergica.
ER  -   
