TY  -  JOUR
AU  -  Berardi, Domenico
AU  -  Amore, Mario
AU  -  Ricci, Manuela
AU  -  Sanza, Michele
AU  -  Ferrari, Giuseppe
T1  -  Il trattamento del paziente psichiatrico aggressivo
PY  -  1998
Y1  -  1998-04-01
DO  -  10.1722/2765.28139
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  4
IS  -  2
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/04/10
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2765.28139
N2  -  Il progetto terapeutico rivolto alla cura del paziente con modalità aggressive violente richiede il trattamento adeguato e mirato del disturbo psichiatrico di base. Ciò nondimeno, il singolo episodio critico di aggressività non può essere sottovalutato. L'intervento non farmacologico è volto a ridurre e contenere, attraverso azioni specifiche per le diverse fasi dell'aggressione, lo svolgersi del ciclo dell'aggressività. Ciò consente di evitare che l'aggressione venga selezionata e adottata dal paziente in modo generalizzato come modalità ricorrente per affrontare crisi emotive, conflitti psicologici, contrasti relazionali.  Il trattamento farmacologico del comportamento  violento si avvale di numerosi farmaci - antipsicotici, composti ad azione serotoninergica, sali di litio, anticonvulsivanti, benzodiazepine, b-bloccanti - nessuno dei quali è dotato di una specifica azione antiaggressiva. I neurolettici tradizionali esercitano a dosi elevate un'azione antiaggressiva attraverso un'aspecifica efficacia antipsicotica e sedativa; essi stessi però possono esacerbare o causare comportamenti aggressivi attraverso l'induzione di acatisia. Il ruolo centrale della serotonina nel modulare l'aggressività e l'impulsività ha condotto all'uso di farmaci antipsicotici ad azione sul sistema serotoninergico, come la clozapina, dotata di una spiccata efficacia antiaggressiva nell'ambito di una valida azione antipsicotica.
ER  -   
