TY  -  JOUR
AU  -  Ariatti, Renato
AU  -  Neri, Giovanni
T1  -  Il giudizio di pericolosità
PY  -  1998
Y1  -  1998-04-01
DO  -  10.1722/2765.28138
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  4
IS  -  2
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/04/10
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2765.28138
N2  -  La parola pericolosità è stata rimossa dalla Psichiatria italiana per quasi due decenni.Dal momento che la legge 180 l'aveva abolita, i servizi di salute mentale hanno organizzato la loro attività sull'assunto secondo cui soltanto criteri medici dovevano ispirare i trattamenti psichiatrici.Nella pratica quotidiana, tuttavia, la pericolosità compare, senza essere menzionata, nei trattamenti sanitari obbligatori, mentre invece persiste ed è operativo nel sistema penale, il giudizio di pericolosità sociale.Sembra arrivato il momento di considerare la pericolosità come un problema clinico, evitando peraltro di cadere nel rischio, sempre presente, di stigmatizzare il malato di mente.La relazione tra malattia mentale e violenza esiste, ancorché modesta, ma è circoscritta a specifici sottogruppi diagnostici e a specifiche fasi della malattia.La validità della predizione clinica dei comportamenti violenti, un tempo esclusa, appare oggi giustificare un maggiore ottimismo grazie alle ricerche sui fattori di rischio.Per aumentare la nostra conoscenza sull'argomento sono in corso ricerche di seconda generazione, fondate su premesse metodologiche rigorose, tese a minimizzare i molteplici fattori di confondimento propri dell'argomento.
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