TY  -  JOUR
AU  -  Aragona, Massimiliano
AU  -  Vella, Gaspare
T1  -  La comorbidità in Psichiatria
PY  -  1998
Y1  -  1998-01-01
DO  -  10.1722/2764.28130
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  4
IS  -  1
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/05/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2764.28130
N2  -  Il concetto di comorbidità nasce nell'ambito della Medicina interna, ad indicare la presenza nello stesso paziente di più malattie distinte. In Psichiatria il termine è ampiamente usato, nonostante vi siano pochi studi che abbiano valutato i problemi metodologici e concettuali derivanti dalla trasposizione di questo termine medico in un ambito in parte differente, come quello psichiatrico. Dalle definizioni di comorbidità si evince l'importanza di non usare il termine per le associazioni di sintomi, di riferirsi a patologie distinte, di specificare il tempo di osservazione considerato. Se è facile che le malattie siano chiaramente distinte tra loro, in Psichiatria le distinzioni tra disturbi sono meno evidenti. In Psicopatologia la comorbidità è spesso inaffidabile, un artefatto diagnostico, per i seguenti motivi: regole di esclusione gerarchica proprie dei sistemi di classificazione che non sono usate da tutti gli autori nello stesso modo e che cambiano da un sistema all'altro, diversi metodi di valutazione, utilizzo di una classificazione in disturbi (un termine generico) anziché in sindromi (un concetto più preciso che tiene conto delle differenze qualitative e delle gerarchie tra sintomi), la troppo frequente modifica dei criteri diagnostici. Si sottolinea che la comorbidità non può essere utilizzata per provare ipotesi a priori (gli stessi dati, infatti, possono essere interpretati in modo diverso secondo epistemologie diverse). I dati sulla comorbidità sono piuttosto la base epidemiologica da cui partire per costruire e verificare ipotesi il più possibile circoscritte e specifiche, che devono essere chiare ed in cui i termini psicopatologici usati devono essere rigorosamente definiti. Alcune possibili ipotesi, tanto biologiche quanto psicologiche, vengono qui proposte come esempio della complessità sottostante al fenomeno della comorbidità.
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