TY  -  JOUR
AU  -  Vella, Gaspare
AU  -  Siracusano, Alberto
T1  -  Prefazione al N° 11
PY  -  1998
Y1  -  1998-01-01
DO  -  10.1722/2764.28128
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  4
IS  -  1
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/05/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2764.28128
N2  -  Negli ultimi anni, la ricerca epidemiologica e psicofarmacologica ci ha sommerso di dati, con un notevole impulso alla rielaborazione dei modelli in psichiatria, ad una continua ridefinizione del sistema diagnostico, alla cosiddetta dissezione farmacologica delle tradizionali sindromi, a nuovi orientamenti terapeutici con forte tendenza alla farmacologizzazione di ogni tipo di patologia. Ad un meta livello conoscitivo e definitorio di queste ricerche, stanno i concetti di comorbidità, spettro, continuità-discontinuità dei sintomi psicopatologici, diagnosi categoriale e/o dimensionale.Proprio a questa meta livello, sembra esserci un notevole confusione concettuale e terminologica In questo numero presentiamo e discutiamo, appunto, il significato di spettro, comorbidità, continuità e discontinuità, e le possibili applicazioni di queste determinazioni concettuali alla clinica psichiatrica. Quale che sia il valore di queste concettualizzazioni, e la loro possibile applicazione nella pratica, non dimentichiamo, tuttavia, che il diagnosta e terapeuta psichiatra non potrà mai considerare il suo paziente come esclusiva espressione di sintomi e sindromi, ordinabili quanto si vuole secondo spettri e comorbidità, retti da ipotesi causali; fallirà il suo compito diagnostico e terapeutico se non considererà il paziente anche un soggetto, ancorato alla storia, nell'ordine motivazionale.
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