TY  -  JOUR
AU  -  Peloso, Paolo F.
AU  -  Basso, Luigi
AU  -  Lamonaca, Dario
AU  -  Maberino, Camilla
T1  -  La vita: fattore terapeutico o antiterapeutico?
PY  -  2010
Y1  -  2010-01-01
DO  -  10.1722/2562.26548
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  16
IS  -  1
SP  -  29
EP  -  44
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/04/28
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2562.26548
N2  -  All’origine della psichiatria si riteneva che l’insorgenza della malattia mentale avesse spesso a che fare con eventi avversi, o con un brusco cambiamento di situazione; anche oggi è attribuita ai life events una certa importanza nell’insorgenza e nel decorso delle malattie mentali; è inoltre possibile osservare in alcuni pazienti una tendenza al ritiro sociale non attribuibile a un sintomo o a stigma introiettato, ma a un sentimento di imbarazzo comprensibile nel suo fondamento. A partire da questi elementi gli autori si chiedono se la partecipazione alla vita abbia in psichiatria un valore terapeutico o antiterapeutico. Si soffermano sulla nascita del manicomio come strumento di protezione del malato dai rischi della vita naturale, la progressiva presa di coscienza dei rischi intrinseci a quel modello e il tentativo, caratteristico di molti modelli riabilitativi piú recenti, di immettere nella vita istituzionale elementi propri della vita, per attenuarne gli effetti negativi. Concludono che la piena partecipazione alla vita e la scelta della sua interruzione per la soluzione istituzionale possono essere entrambe necessarie in fasi diverse del decorso, ma occorre prestare attenzione, nella ricerca di un equilibrio tra di esse, al punto di vista del paziente, ai rischi connessi alla rinuncia alle opportunità  della vita naturale e al fatto che la vita istituzionale deve essere sempre immaginata come provvisoria, realizzata in un quadro di appropriatezza tecnica e costituire un momento di un progetto di cura complessivo caratterizzato dalla continuità .
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