TY  -  JOUR
AU  -  Cirignotta, Fabio
T1  -  Epidemiologia dell’insonnia
PY  -  2004
Y1  -  2004-01-01
DO  -  10.1722/2532.26406
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  10
IS  -  1
SP  -  15
EP  -  23
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/06/27
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2532.26406
N2  -  La grande variabilità dei dati epidemiologici presenti in letteratura sulla prevalenza dell’insonnia riflette una disomogeneità nei criteri di definizione, gravità e frequenza del disturbo. Alcuni studi recenti hanno cercato di valutare l’insonnia con criteri più unitari che si riferiscono sia alla presenza di sintomi diurni (stanchezza, sonnolenza, disturbi della concentrazione) sia alla frequenza e al numero dei sintomi notturni (difficoltà all’addormentamento, risvegli ripetuti, risveglio precoce e sonno non riposante per almeno 3 volte alla settimana per un periodo superiore al mese). In questo modo è stata individuata una prevalenza dell’insonnia nella popolazione generale di circa il 10%. Un dato su cui tutti concordano è la prevalenza nell’insonnia nel sesso femminile dopo i 45 anni, e la sottovalutazione del disturbo da parte dei pazienti, che di solito non lo riferiscono spontaneamente al medico. L’insonnia è riconosciuta ormai come un problema sociale, sia per i costi diretti sia per gli elevati costi indiretti legati non solo all’assenteismo e alla riduzione delle performance lavorative, ma anche alla comorbilità, soprattutto per la depressione, gli incidenti stradali e lavorativi e le malattie coronariche.
ER  -   
