TY  -  JOUR
AU  -  Nivoli, Giancarlo
AU  -  Lorettu, Liliana
AU  -  Milia, Paolo
AU  -  Nivoli, Alessandra
AU  -  Nivoli, L. Fabrizia
T1  -  Il colloquio con il detenuto: aspetti antropologici
PY  -  2006
Y1  -  2006-01-01
DO  -  10.1722/2516.26320
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  12
IS  -  1
SP  -  97
EP  -  110
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/07/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2516.26320
N2  -  All’interno del colloquio clinico - sia di tipo criminologico che psichiatrico - tra il detenuto ed una figura professionale nell’ambito della salute mentale (psichiatra, criminologo, psicologo, ecc.) in un’istituzione penitenziaria, si intrecciano una serie di elementi che concorrono a rendere tale relazione terapeutica assai difficoltosa: in primo luogo la diffidenza ed i pregiudizi presenti sia negli operatori sanitari nei confronti dei detenuti, sia da parte di questi ultimi nei confronti degli operatori. In secondo luogo, al fine di una migliore comprensione, è utile contestualizzare l’individuo, privato della propria libertà e costretto a lunghe detenzioni, all’interno di una costellazione di comportamenti, valori, regole e scelte, strettamente correlate ad una "sottocultura carceraria" e del tutto differenti da quelle che scandiscono la "vita al di fuori delle mura carcerarie". Il colloquio quindi rappresenta il mezzo attraverso cui l’operatore sanitario attua un primo intervento terapeutico ed assume una valenza ricca di aspetti strettamente specifici. Verranno di seguito esaminati alcuni elementi, soprattutto sotto l’aspetto antropologico-culturale (meccanismi psicologici utilizzati, contesto culturale, ecc.) al fine non solo di approfondire la comprensione del colloquio con il detenuto, ma anche di favorire un intervento terapeutico mirato.
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