TY  -  JOUR
AU  -  Tomasetti, Carmine
T1  -  Clinica della farmacoresistenza del disturbo bipolare
PY  -  2015
Y1  -  2015-09-01
DO  -  10.1722/2090.22602
JO  -  Nóos
JA  -  Noos
VL  -  21
IS  -  3
SP  -  167
EP  -  179
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
Y2  -  2026/05/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1722/2090.22602
N2  -  Il disturbo bipolare rappresenta un unicum tra le patologie psichiatriche di più alto impatto socio-sanitario, grazie al suo pleiomorfismo clinico nonché alle molteplici caratterizzazioni neurobiologiche che sottendono alle manifestazioni fenotipiche del disturbo stesso. Tale eterogeneità, sia clinica sia neurobiologica, condiziona notevolmente l’avanzamento delle ricerche precliniche nel campo del disturbo bipolare, le quali non trovano corrispondenza nell’approccio clinico, che appare sempre in scarsa sintonia con le nuove scoperte biologiche. Inoltre, le molteplici caratteristiche di presentazione del disturbo bipolare rallentano la possibilità di formulazione di una prospettiva integrata, sebbene negli ultimi anni ci siano tentativi di impostazione di teorie “unificanti”. Proprio per tali motivi, la caratterizzazione della “resistenza” e della “refrattarietà” del disturbo bipolare agli attuali trattamenti farmacologici è un campo in continua evoluzione per quanto riguarda la ricerca sia clinica sia preclinica, a partire dalla enunciazione univoca dei criteri che descrivano tali caratteristiche, per finire con la formulazione di corretti algoritmi diagnostico-terapeutici che disegnino il miglior approccio al trattamento del disturbo. Partendo dalle più moderne teorie neurobiologiche riguardanti il disturbo bipolare, e fondandoci su di esse, descriveremo pertanto gli attuali strumenti terapeutici, e gli algoritmi di trattamento, con i quali la ricerca suggerisce di affrontare il complesso argomento del disturbo bipolare resistente al trattamento.
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